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  • La Learning Region sceglie la cooperazione
    L'apprendimento insegna a credere nella cooperazione e ad abbandonare il concetto di competizione
     
    Una riflessione dei soci fondatori di Learning Citieis Italia


    Dopo una ricerca su Internet relativamente al concetto di  Regioni che apprendono, abbiamo trovato questa definizione tratta da Richard Florida, Toward the Learning Region, Futures, 1995:
    "Le Regioni del mondo, in competizione tra di loro, diventano i punti focali per la creazione della conoscenza e l'apprendimento nell'era dell'economia globale ad alta intensità di conoscenza (Learning Regions). Esse funzionano da collettori e magazzini di conoscenze ed idee e forniscono un ambiente e delle infrastrutture materiali ed immateriali che facilitano i flussi di conoscenza, le idee e i processi di apprendimento degli individui e delle organizzazioni".

    Rispetto a questa definizione, l'Associazione Learning Cities Italia ha una posizione "diversa", ispirata al paradigma della decrescita felice e ai principi della cooperazione tra organizzazioni e persone, per la costruzione di un futuro migliore, per il bene comune. "O per il buon senso - sottolinea Eric Ezechieli, socio fondatore dell'Associazione e presidente di The Natural Step Italia -, cioè per una crescita rigeneratirce della società, dell'economia e della cultura".

    "Come ci spiega Serge Latouche - spiega il segretario generale dell'Associazione Nello De Padova - il termine crescita è ancora appannaggio dell'economia. Per la società, per la cultura si deve parlare di sviluppo, di miglioramento, quasi di a-crescita. Si deve iniziare a pensare a una dimensione in cui debba venir meno l'idea che qualcuno cresce a discapito di altri e che la crescita si misura essenzialmente con il denaro accumulato". Si deve iniziare a pensare a una società dove la competizione sia sostituita dalla cooperazione e dove l'apprendimento sia il fondamento dello sviluppo, del miglioramento.

    "La crisi economica che stiamo vivendo mette in discussione proprio il paradigma dominante della competizione (economica) - ha detto De Padova - e l'idea che l'apprendimento debba servire per competere e che le città che apprendono siano l'ultima frontiera della lotta fra i territori". "Come dice l'economista Manfred Max-Neef, la competizione va rigettata come idea perché non solo è una forma molto primitiva di interazione ma è anche destinata a fallire, non ha futuro in quanto il suo obiettivo è l'eliminazione della competizione stessa - puntualizza Eric Ezechieli-. Questa contraddizione fa capire come concepire una economia o una società basata sulla competizione non abbia senso. Ha invece senso la cooperazione, perché un sistema sociale può prosperare solo se ciascun attore crea le migliori condizioni perché gli altri possano prosperare. Oggi gli altri sono l'intera umanità: nessuno può prosperare se non si contribuisce alla prosperità dell'umanità e del pianeta che ci ospita".

    "Tutte le teorie sullo sviluppo delle competenze dell'apprendimento riconoscono che ci sono situazioni in cui è opportuno competere e situazioni in cui è opportuno concorrere (o cooperare) generalmente per produrre conoscenza nuova o rinnovarne di vecchia - dice Antonio Massari, socio fondatore dell'Associazione Learning Cities -. La mia visione dell'apprendimento è che si tratta di una forma di energia: se c'è differenza di potenziale si sviluppa, altrimenti no. E noi non accettiamo una comunità, dentro un contesto, che non apprende continuativamente. La società, oggi, considera la competitività (concetto che sostituirei a quello di competizione perché ne sottolinea la natura potenziale) necessaria per ottenere successo. E in alcuni casi è proprio così. Del resto un posto attraente per viverci perché ha saputo sviluppare un'alta qualità della vita è competitivo".

    Queste convinzioni si concretizzano in una visione della Pubblica Amministrazione Locale nuova. L'Associazione Learning Cities guarda, infatti, agli 8.000 Comuni italiani come a 8.000 imprese dello stesso settore che hanno un vantaggio straordinario, cioè quello di poter ‘copiare' le une della altre senza essere in concorrenza. "Copiare vuol dire avere la capacità di cooperare e di scambiarsi buone pratiche per la crescita del territorio e un'amministrazione efficace", precisa De Padova. Ecco perché l'Associazione si propone come fulcro di una rete di attori del territorio che hanno attivato buone pratiche e di soggetti interessati a capire come poter applicare tali buone prassi nelle singole realtà. "Il nostro compito è quello di convincere gli attori di un territorio ad apprendere grazie alla cooperazione. In questo modo non c'è competizione, non c'è nessuno che vince o che perde ma c'è la possibilità che tutti ne traggano vantaggi utili al bene comune", conclude De Padova. Laddove convincere non è un atto di forza, ma la capacità di "fare delle cose" utili e innovative, che stimolino le comunità e le organizzazioni ad agire.

    "Il nostro lavoro dovrebbe soffermarsi sulle diverse forme di competitività, sugli scenari possibili, sul buon senso - precisa Antonio Massari -, ma soprattutto sui valori che riteniamo fondamentali per stimolare la dimensione culturale della collettività". Per far includere paradigmi alternativi (come la decrescita o crescita rigeneratrice, la cooperazione piuttosto che la competizione) nella loro percezione del mondo, della società, dell'economia.
    "E' poi importante avere presente - continua Massari - che, nel caso dello sviluppo, acquisisce particolare rilevanza la componente cognitiva dell'uomo (dimensione culturale), che esprimendo una volontà rispetto al proprio comportamento, diviene interattivamente ed interrottamente elemento determinante nella creazione del contesto. Ciò che l'uomo fa influenza il contesto, il contesto influenzato si trasforma, la trasformazione induce l'uomo a modificare il proprio comportamento. Il passo successivo è come l'uomo influenzerà il proprio comportamento? Tendenzialmente lo farà in virtù del raggiungimento di una condizione a cui aspira, che possiamo definire benessere".

    Un benessere che naturalmente è un valore "individuale" ma che può essere presentato come valore, riferimento comune, verso cui la comunità potrà tendere per un futuro migliore, collaborando.

    Altro messaggio che bisogna lanciare è quello di iniziare a ridimensionare il paradigma della scarsità, che ci porta a sprecare in maniera quasi totale il 99% delle risorse naturali, e non solo. "Nella nostra società la competizione è possibile solo se le risorse sono scarse e quindi, quando non lo sono, bisogna renderle scarse - continua De Padova -. Siamo arrivati al punto che anche risorse non scarse come le idee sono state vincolate a logiche di scarsità per poter dare alle stesse un valore commerciale e quindi scatenare attorno ad esse la competizione. Solo quando la società abbandonerà il paradigma della competizione forse si riuscirà ad affrontare la questione dello spreco delle risorse naturali".

    Per approfondire gli elementi riportati in questo articolo guarda:

  • Learning Cities Presso Consorzio Universus Viale Japigia 188
  • Learning Cities: un hub di Organizzazioni

    Learning Cities promuove la trasformazione dei territorio in Comunità che Apprendono. Molto spesso si associa erroneamente il termine Apprendimento alla didattica, quando invece si parla di Apprendimento per descrivere processi di sviluppo in cui le persone diventano protagoniste del loro stesso cambiamento. Per poter realizzare simili approcci, è necessario individuare competenze specifiche che sappiano facilitare l’incontro dei diversi decisori e portatori di interesse incidenti lo stesso territorio. In uno stesso territorio ci sono organismi istituzionali (p.es. il Municipio, le Scuole o altri Enti Specifici), organismi che rappresentano lo spazio delle economie locali (p.es. Associazioni di categoria, Sindacati, Consorzi), organismi che rappresentano il mondo dell’Associazionismo, della Cultura, organismi Ambientalisti, la cittadinanza e via discorrendo. Una comunità che apprende è in grado di mettere tutti questi attori della vita locale in un flusso creativo, basato sul dialogo ed il confronto, in cui, nel rispetto dei ruoli e delle competenze si possano prendere decisioni relative alla vita della comunità stessa più condivise, più pertinenti e dunque più sostenibili. Tutto questo avviene sviluppando la capacità di apprendere collettivamente e, diffondendo una cultura di interesse verso il confronto, stimolando consapevolezze nuove, tipiche di chi ha compreso che perseguire i vantaggi collettivi piuttosto che quelli individuali produce molto vantaggio anche a livello individuale. Il rispetto e l’interesse per l’Altro, diventano fermento del fare insieme. Parliamo evidentemente di Democrazia Partecipativa. Parliamo di Comunità che Apprendono.

    È comprensibile, dunque, che questi intereventi si realizzino in aree geografiche specifiche sufficientemente delimitate perché la popolazione che la occupa possa riconoscersi in valori comuni, in una matrice culturale specifica, in una vocazione territoriale analoga, in una visione il più possibile condivisa. Per queste ragioni, Learning Cities compie importanti sforzi per stare molto attivamente dentro Reti, Europee o Mondiali, che, perseguendo le stesse finalità, possano diventare appunto canali attraverso cui mettere in relazione differenti comunità

    In questo modo, individuando bacini culturali univoci, ha senso sì attivare lo spazio della riflessione e della azione localmente, ma anche attivare linee di collegamento con altre comunità, affini o differenti, in aree geografiche diverse: per comprendere meglio il sistema più ampio in cui la comunità è inserita; per cogliere occasioni di scambio su più livelli con identità dissimili e distanti; per comprendere meglio sé stessi, in quanto comunità, e presentarsi più maturi agli altri ed, principalmente, alle proprie discendenze.

    Appare, a questo punto, chiaro come tutto questo lavoro non si possa svolgere in solitudine! Del resto, molte sono le realtà locali, prevalentemente di tipo associativo, che già operano nel senso quivi descritto nei propri territori. Learning Cities, ha dunque deciso di rivolgersi proprio a queste realtà per proporre loro di collegarsi attivamente, provando da un lato a cogliere la funzione di sviluppo culturale, istituzionale e di relazione, anche internazionale, di Learning Cities, e dall’altro ad offrire il proprio operato “a casa propria”, come contributo ad un progetto più ampio che anche localmente potrà fornire le risposte desiderate.

    In questo disegno, Learning Cities ha pensato ad una modalità che consenta alle altre Organizzazioni ed Associazioni di tipo più locale, vantaggi quali:

    • acquisire un ruolo maggiormente riconosciuto sul proprio territorio;
    • incidere realmente sulla cultura della comunità senza, tuttavia, modelli preconfezionati;
    • accedere in un colpo solo a tutte le più diffuse metodologie per la partecipazione;
    • ottenere contributi progettuali in relazione a specifiche situazioni dì intervento;
    • creare i presupposti per aggiudicarsi l’affidamento di operazioni culturali ed attuative in relazione allo sviluppo sostenibile;
    • partecipare alla realizzazione di eventi, anche internazionali, intorno a cui sviluppare azioni di fund raising che producano margini di operatività anche oltre l’evento stesso;
    • assicurarsi la possibilità di inserire il proprio territorio in reti internazionali di scambio di buone pratiche e, con queste, candidare il proprio comune all’aggiudicazione di fondi straordinari dei programmi europei per realizzare iniziative specifiche ed avere un ruolo attivo nella loro realizzazione;
    • adottare un approccio metodologico consolidato ;
    • usufruire di molto materiale documentale già pronto con cui facilitare i processi di cambiamento verso la Comunità che Apprende.

    Il Manifesto delle Learning Cities è uno strumento di pianificazione strategica. All’Associazione, interessa che i Comuni lo sottoscrivano, come dichiarazione di intenti, e che lo sostengano accantonando, alla sottoscrizione, delle disponibilità economiche con cui sostenerlo, attraverso diversi programmi attuativi (p.es. la Strategia degli Eventi), anche progettati ad hoc. A Learning Cities non interessa appropriarsi di tali disponibilità; interessa che qualcuno localmente le consumi per aiutare il Comune a tenere fede al propri impegno. Di qui il ruolo delle associazioni locali. Queste, possono associarsi facendo sottoscrivere il Manifesto al proprio Comune e vedendo riconosciuta la quota di iscrizione all’associazione tra le spese sostenute dal Comune per sostenere il Manifesto, ottenendo di rappresentare formalmente il Comune nell’Associazione Learning Cities. Delibere “preconfezionate” sono disponibili per agevolare questi processi.

    Abbiamo lavorato molto per mettere a disposizione di chi vuole realmente introdurre elementi di cambiamento culturale nel proprio territorio un programma semplice e facilmente avviabile attraverso la Strategia degli Eventi. Il limite di questa sinergia è solo dato dalla intraprendenza e dalla motivazione delle Associazioni locali che aderiscono a Learning Cities.

    Per adesioni o informazioni, contattateci al +39 393 1863378.

  • The Learning Coffee

    Si tratta di un ciclo di incontri organizzati solitamente presso la sede di un Comune dall'associazione Learning Cities su tematiche di volta in volta differenti. Ogni ciclo ha un tema. Ogni anno si realizza un ciclo e se possibile ltri Learning Coffee fuori tema, spesso in collaborazione con altre organizzazioni.

    Ogni incontro ha durata di 3 o 4 ore.

    I temi sono tutti di carattere socio-ecomomico-ambientale-culturale e puntano ad aprire un dibattito, nei territori in cui si realizzano, sulla possibilità di migliorare il benessere delle comunità locale e migliorare il tasso di partecipazione cittadina alla definizione ed implementazione delle politiche locali.

    In sostanziale spirito di servizio volontaristico, l'iniziativa ha l'appoggio di numerose e prestigiose organizzazioni ed è curata localmente dalle singole amministrazioni comunali e/o da associazioni e cittadini attenti alle tematiche via via discusse.

    Dal punto di vista metodologico i Learning Coffee sono incontri-dibattito “interattivi”, nei quali i partecipanti non sono solo spettatori di esperienze raccontate da esperti, con i quali si interagisce, ma diventano attori di un'esperienza “emotiva” collettiva capace di insinuare un dubbio che porterà la persona ad apprendere, condividere e crescere. All’inizio dell’incontro il partecipante, accolto da un welcome coffee, riceve un modulo individuale nel quali gli vengono proposte delle tematiche o delle domande che li devono "mettere in crisi" circa il proprio ruolo e le proprie responsabilità sul tema proposto. Dopo questa fase di riflessione individuale, c'è un breve momento di condivisione e convergenza sulle problematiche che verranno affrontate e il saluto istituzionale dell’ente ospitante. Un video tratto da servizi giornalistici, un filmato di Youtube messo in rete da associazioni vicine alle ideologie di Learning Cities, o un gioco di gruppo vengono utilizzati per aprire la mente, guardare le cose con un’ottica diversa, imparare, riflettere, farsi una propria opinione e avere voglia di condividerla. Tanto che dopo questa esperienza vengono poste delle domande alle quali i partecipanti rispondono apertamente, cercando di capire come l’esperienza “emotiva” vissuta poco prima (con il video o con il gioco) può aver inciso sulle loro persone e sulle loro opinioni. Poi è il turno della testimonianza dell'esperto (presente o in collegamento audio/video) e dei lavori di gruppo, nei quali mettersi ancora una volta in gioco. La giornata si chiude con un confronto in seduta plenaria tra i gruppi di lavoro e gli esperti, per condividere dubbi, problemi, idee e soluzioni, così da lasciarsi il più possibile propositivi e positivi circa la tematica affrontata e il modo di viverla a partire da quella sera stessa.

    L’obiettivo dell’Associazione è quello di realizzare degli incontri/dibattiti in ciascuna provincia pugliese in collaborazione con associazioni e gruppi di persone, che risponderanno all’invito, offrendo la propria esperienza nel campo delle metodologie partecipative, le proprie conoscenze nel settore della mobilità sostenibile con lo scopo di promuovere l’impegno di cittadini e amministratori verso la co-progettazione di servizi e iniziative volti a soddisfare il bisogno di mobilità sostenibile e di attrattività alternativa dei territori coinvolti.

    Enti, associazioni o altre organizzazioni, interessate a realizzare uno di questi eventi, possono avviare una raccolta fondi per il sostegno delle spese vive dell’operazione e richiedere con apposito modulo la realizzazione di un veneto sui temi di proprio interesse nel proprio territorio.