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Nel 2008, anno Europeo del Dialogo Interculturale, il Consiglio d’Europa in occasione della 118a Sessione di lavoro dei suoi Ministri degli Affari Esteri, pubblica un documento di fondamentale importanza per la comprensione delle dinamiche socio-culturali in atto nello spazio Comunitario: il Libro Bianco “Vivere insieme in pari dignità”.

In una fase di costruzione di stabilità, da una parte, e di continua espansione della stessa Comunità Europea, dall’altra, il dialogo tra le diverse culture assume una condizione inevitabile per la coesione e il rinnovamento. La sostenibilità di tale dialogo è necessaria per costruire soluzioni ai nuovi bisogni economici, politici e sociali che il mondo intero oggi esprime a gran voce a causa di una trasformazione dei paradigmi di funzionamento dell’economia e della finanza. É necessaria per comprendere l’Altro, per essere costruttivamente l’Altro di qualcuno.

Essere Cittadino, nell’Europa di questo secolo, è concetto ben diverso da quello che la stessa espressione ha significato nel secolo precedente. Diversi sono i pesi delle responsabilità verso l’ambiente, la società ed il lavoro; diverso è il senso dell’essere amministratori, ricercatori o imprenditori; diverso è il modo di essere genitori e figli.

Una volta compreso il valore del Dialogo, tocca “sporcarsi le mani” e praticarlo. Ma perché? O meglio: per che cosa?

In un sistema politico-amministrativo complesso, lo sforzo di chiarire le regole, le visioni e i ruoli non è mai sufficiente. Le tre variabili sono in continua trasformazione e costringono a sforzi continui di apprendimento e cambiamento, malgrado ogni resistenza. Essere in Europa, dunque, ha un significato preciso, in relazione non solo alle implicazioni geografiche ed identitarie, ma anche sistemiche e strategiche ad un livello politico, nonché metodologiche e procedurali ad un livello amministrativo. Il Dialogo Interculturale è, allora, al tempo stesso causa ed effetto dei processi di integrazione, convergenza, sviluppo. Il luogo del Dialogo è l’Agorà; che qui diventa lo spazio della visione, dell’informazione della decisione, del governo. Per sostenere il Dialogo, è fondamentale promuovere l’apprendimento, la sostenibilità, la democrazia partecipativa.

Learning Cities, associazione di promozione sociale senza scopo di lucro, è il mezzo con cui liberi pensatori, ma al tempo stesso amministratori, ricercatori, manager, consulenti, imprenditori ecc. possono mettersi in relazione per costruire, insieme, risposte ai bisogni fin qui evidenziati. È il lievito di quelle Comunità Locali che scelgono la via dell’apprendimento continuo per rafforzare la propria identità territoriale, in un territorio che, si è capito ormai, oggigiorno è sempre nuovo per valori, conoscenze, legami, risorse, persone.

Learning Cities è un agente di sostegno al Dialogo Interculturale. Mette in relazione territori lontani perché possano entrare in relazione e confrontarsi, per apprendere e crescere, in una logica di collaborazione e di creazione di nuovi comportamenti e saperi.

Learning Cities consente ai territori che con l’Europa si confrontano, dall’interno o dall’esterno, di costruire insieme soluzioni ai bisogni delle proprie comunità. Promuove le dinamiche di sostenibilità descritte in questo documento e sceglie di diventare agente di sviluppo locale tramite la costituzione di reti internazionali di persone e di luoghi. Stimola lo sviluppo locale incrementando le interazioni tra comunità locali-ricerca scientifica-decisore politico.

Learning Cities crea reti di apprendimento tra comunità, per la partecipazione attiva allo sviluppo di nuovi orizzonti culturali, politici, economici e sociali. Consente l’incontro, in una logica di dialogo fra pari, tra i cittadini (anche in forme associate), gli amministratori, la politica, il mondo della ricerca e i diversi portatori di interesse verso lo sviluppo locale sostenibile. Nello spazio di questo dialogo, diventa possibile per le Comunità Locali: comprendere meglio la complessità in cui si muovono, mettendo i relazione i diversi punti di vista e praticando il pensiero sistemico; riflettere sulla propria identità osservandosi con gli occhi degli altri; comprimere le distanze e valorizzare le distinzioni. I decisori pubblici e privati possono dunque creare visioni da mettere in relazione con i bisogni del territorio, per progettare soluzioni innovative, partecipate, sostenibili.

La modalità attuativa di questo lavoro si espleta nell’organizzazione di occasioni di incontro: eventi, percorsi, progetti.