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Camminata di quartiere

La camminata di quartiere è un metodo partecipativo che può essere utilizzato quale tecnica di "ascolto attivo" del territorio.

CONOSCENZA DI CUI NON SI PUÒ FARE A MENO

Alla base di questa tecnica c'è l'idea che sia fondamentale riconoscere e valorizzare la competenza degli abitanti riguardo al proprio ambiente di vita: conoscenza ordinaria, non professionale e non tecnica, ma che deriva dal fatto che essi quotidianamente vivono quel territorio, ne fruiscono in quanto "ambiente" in cui abitano o lavorano, o intessono reti di relazione e di socialità.

La percezione che un abitante ha del proprio quartiere è dunque un tipo di conoscenza di cui "non si può fare a meno" in un processo di trasformazione territoriale, perché è una conoscenza che il professionista non può possedere.

CONOSCENZA ATTIVA

Un altro aspetto caratterizzante della camminata di quartiere consiste nel riconoscimento dell'importanza di una conoscenza non solo ordinaria, ma anche percettiva, attiva, spaziale, che emerge e si configura a partire dall' "andare a vedere di persona".

Percorrere insieme un luogo, attraversandolo e cercando di riconoscere e mettere in evidenza il proprio modo di vivere quello spazio, significa valorizzare modalità di stare assieme e di comunicare basate sul riferire esperienze, osservazioni specifiche, elementi che colpiscono ciascuno e che sono ritenute rivelatrici, "sintomatiche" di tendenze in atto.

L'INTELLIGENZA RECIPROCA

La camminata di quartiere presuppone, e afferma nella pratica, un rapporto di reciprocità tra professionisti e abitanti, che esclude relazioni di dominanza-dipendenza, sia da una parte che dall'altra, che riconosce piuttosto un'intelligenza reciproca, una possibilità di apprendimento da entrambe le parti.

Il progettista deve essere garante di questo gioco di ascolto interattivo, di cui ovviamente fa parte a pieno titolo.

Si tratta dunque di una tecnica partecipativa che risponde ai requisiti individuati da B. Jones (1990) nella sua teoria della "pianificazione democratica":

1. deprofessionalizzazione (non sono solo i professionisti a dare forma al futuro del quartiere)

2. decentralizzazione (il processo decisionale non è concentrato al centro)

3. demistificazione (la pianificazione è qualcosa di concreto, non un prodotto magico)

4. democratizzazione (molte persone sono coinvolte direttamente nel processo decisionale, specialmente quelle che rappresentano un interesse per il futuro del quartiere).

La passeggiata è generalmente l'incipit della parte pubblica del processo proprio perché, attraverso momenti di condivisione semplici come il camminare instaura, crea l'occasione per costruire e ampliare la rete di soggetti locali coinvolti nel processo, per avviare un clima collaborativo tra i progettisti, gli abitanti e i diversi attori presenti in quel territorio.

Affinché la camminata di quartiere sia efficace, è importante che sia preceduta da un'accurata fase di outreach e da interviste con alcuni interlocutori locali.

In questo modo non solo è più facile diffondere sul territorio l'invito a partecipare alla passeggiata, ma soprattutto si gettano le basi per una maggiore disponibilità di coinvolgimento attivo, basato sulla fiducia e sulla collaborazione. Un'intensa attività di outreach, prima della camminata, è ancora più importante nei contesti in cui c'è una relativa povertà di soggetti locali di riferimento.

Per saperne di più su come si svolge la camminata di quartiere, cosa sono lo SWOT e la mappa cronotopica vi rimandiamo al glossario di "Avventure Urbane", pag. 205.